Quarant’anni di viaggi sono difficili da racchiudere in un racconto. Sono una successione di partenze, incontri, paesaggi, emozioni e fotografie, ma soprattutto sono una parte importante della nostra vita. Se ripenso al primo viaggio, mi sembra quasi di guardare l’inizio di una storia che allora non potevamo immaginare sarebbe durata così a lungo.
Tutto comincia nel 1980, con il primo grande viaggio a New York e in Messico. Erano anni molto diversi da quelli di oggi. Viaggiare significava ancora partire con poche certezze, informarsi attraverso guide cartacee, telefonare per prenotare e, spesso, decidere strada facendo. Quello fu il primo passo verso una curiosità che negli anni non si è mai esaurita: quella di scoprire cosa ci fosse oltre l’orizzonte, lasciando per qualche giorno le abitudini e le sicurezze di casa.
Quando bastava uno zaino
All’inizio il modo di viaggiare era molto diverso da quello di oggi. Eravamo on the road, con lo zaino in spalla, il sacco a pelo e tanta voglia di partire. Non cercavamo necessariamente il comfort: cercavamo l’esperienza.
Dormire dove capitava, cambiare programma, prendere un autobus senza sapere esattamente dove ci avrebbe portato, percorrere chilometri su strade che sulle nostre mappe sembravano quasi immaginarie. Il viaggio era soprattutto libertà.
Quella fase ci ha insegnato una cosa che ancora oggi considero fondamentale: un viaggio non è soltanto arrivare in un luogo, ma è tutto quello che succede nel mezzo. Gli imprevisti, le persone incontrate, una strada sbagliata, un piccolo ristorante trovato per caso, un paesaggio che non avevamo previsto.
Dopo il Nord America e il Messico sono arrivate le prime esperienze in America Centrale, poi i Caraibi, l’Africa e, progressivamente, l’Asia. Ogni continente aggiungeva qualcosa al nostro modo di guardare il mondo.
L’Asia e la scoperta di mondi lontani
L’Asia ha rappresentato una delle grandi svolte nel nostro modo di viaggiare. Culture, religioni, tradizioni, cucina e paesaggi erano lontanissimi da ciò che conoscevamo.
È stato naturale lasciarsi conquistare dalla varietà di questo continente: dalle grandi città ai piccoli villaggi, dai templi alle spiagge, dalle montagne ai fondali tropicali.
Con il passare degli anni abbiamo iniziato a cercare sempre più spesso luoghi capaci di offrire non soltanto qualcosa da vedere, ma qualcosa da vivere. È probabilmente anche da qui che è nata la nostra passione per il mare e per le immersioni.
Sott’acqua abbiamo trovato un altro modo di viaggiare. Un mondo silenzioso, completamente diverso, nel quale ogni immersione può trasformarsi in una piccola esplorazione. E così, accanto ai viaggi culturali e agli itinerari on the road, sono comparsi sempre più spesso reef, isole, atolli e destinazioni scelte anche per la qualità dei loro fondali.
Dallo zaino al comfort
Forse una delle trasformazioni più evidenti di questi quarant’anni riguarda proprio il nostro modo di viaggiare.
All’inizio sacco a pelo e via era quasi una filosofia. Oggi, dopo tanti anni e tanti chilometri, continuiamo ad avere la stessa curiosità, ma abbiamo imparato ad apprezzare molto di più il comfort.
Abbiamo cominciato a scegliere alberghi sempre più belli, resort immersi nella natura, camere con una vista speciale, trasferimenti privati quando possibile e voli più confortevoli sulle lunghe distanze.
Non è però cambiato il motivo per cui partiamo.
Il comfort è diventato parte dell’esperienza, non il suo fine.
Oggi possiamo trascorrere qualche giorno esplorando una destinazione e poi concederci il piacere di rallentare, magari davanti al mare, senza rinunciare a un buon ristorante, a una bella camera o semplicemente a qualche ora di assoluto relax.
È una naturale evoluzione. Dopo quarant’anni di viaggi, forse abbiamo imparato a scegliere meglio dove spendere le nostre energie e dove invece lasciarci coccolare.
Dall’Africa ai grandi viaggi
L’Africa ha avuto un ruolo particolare nel nostro percorso. È un continente che non si lascia raccontare facilmente e che ogni volta riesce a sorprendere.
I grandi spazi, gli animali, la luce, i colori e quella sensazione di essere piccoli davanti alla natura hanno lasciato alcuni dei ricordi più forti.
Anche qui il nostro modo di viaggiare è cambiato. Dai primi itinerari più essenziali siamo arrivati a viaggi organizzati con maggiore attenzione, scegliendo lodge e campi capaci di permetterci di vivere la natura senza rinunciare al comfort.
E poi ancora l’Asia, il Medio Oriente, le isole, le grandi città, i deserti, le montagne, i parchi naturali. Ogni viaggio ha lasciato una traccia e, spesso, ha fatto nascere il desiderio di prepararne immediatamente un altro.
Quarant’anni dopo
Guardando indietro, la cosa che più mi colpisce non è il numero dei Paesi visitati o degli aeroporti attraversati. È quanto sia cambiato il nostro modo di guardare il mondo.
Siamo partiti con lo zaino e il sacco a pelo, cercando soprattutto l’avventura. Oggi cerchiamo ancora l’avventura, ma magari vogliamo trovarla dopo aver dormito bene, viaggiato comodamente e sapendo che alla fine della giornata ci aspetta un posto speciale.
La curiosità, però, è rimasta la stessa.
Dopo quarant’anni continuiamo a guardare una carta geografica e a chiederci cosa ci sia dall’altra parte. Continuiamo a emozionarci davanti a un paesaggio, a cercare un mare trasparente, una strada poco battuta, un incontro inatteso.
Forse è proprio questo il vero senso del viaggio: non arrivare mai davvero alla fine.
Perché ogni viaggio concluso lascia sempre una nuova destinazione da sognare.
E dopo quarant’anni, di sogni nel cassetto, ne abbiamo ancora parecchi.

